LE CRITICHE


FRANCISCO GARDEN

 

SOGNO, LUCE, MATERIA, SIMBOLO LE FORME DELL’ANIMA”

 

di ALFREDO PASOLINO

 

Se l’arte è, nell’accezione kantiana, una finalità senza fine, la Bellezza è sempre, per Kant, forma della finalità di una cosa, in quanto essa viene percepita senza la rappresentazione di un fine. Per Francisco Garden è forma di una finalità di un ente umano, in quanto essa viene percepita come rappresentazione di un fine ( amore che irradia, sentimento, carica umana, religiosità simbolista, virtuosità della plastica, fino all’esasperata manierista loro interazione). Da riserbo, colloquio intimista, a percezione introspettiva, sensazione, visionarietà versata e morbosa nella deriva estetizzante, l’affioramento emulsivo delle morfologie minimaliste che l’artista definisce “the essence of life”, della vita nella sua poiesi generativa, quale bellezza dell’amore col suo respiro silenzioso, quale estensione di un fine: E’ per lui la misura che l’inconscio (l’universale in noi) si avvicina al cosciente nel trasformare continuamente. E nel definire meglio l’apparenza mutevole e indeterminata di una manifestazione espressiva dell’emozione e dei sentimenti.Francisco ha avuto dagli esordi la fortuna di portare in luce quelle qualità creative, per cui forma e contenuto si sanno coniugare con sapienza, con senso reattivo con gli elementi spirituali, rivalutazione anche abbastanza recente del suo simbolismo, ma anche allo stesso tempo, ossessionato dal mito della classicità di meravigliosa tensione minimalista decadente . Pur partendo da questa formazione eminentemente classica, egli ha poi saputo elaborare la sua visione personale della forma scultorea, che in lui, con gestualità e osmosi d’energia interagente su quella delle terracotte, si esplica attraverso una grande sensibilità, e di una grande istintiva manualità plasticizzante, giocando sull’essenza ed evitando il decorativismo di eco, predecessore allo sviluppo di Wildt o di Medardo Rosso, o di Arturo Martini, maestri incisori della pietra. Sia pure di sdilinquita religiosità del simbolo di generale invenzione intimista. Nelle forme longilinee delle sue composizioni, affrancate dalla gravità materiale, il volume, lo spazio, la verticalità, le curve concave e convesse, gli aspetti lucidi del nitore superficiale, il minimalismo metafisico, sono i diversi elementi creativi costituenti la sintesi delle diverse fasi creative, quasi a sfiorare, nelle opere più recenti, nella presenza assorta della figurazione femminile, cieli azzurri della densità, nella loro declinazione alla gestualità di riferimento della psiche. Retaggio di archetipi costruiti e registrati dalla sua religio mistica degli esordi del sacro… Rivolto com’è tuttora all’introspezione e alla ricezione intuitiva. Nel recente lavoro “La caduta di un amore”, annunciatore di un ampliamento dello stile moderno alla proposta del concettuale, metamorfico pre-surreale, pur cercando di cogliere sentimenti semplici, ne dilata la durata della drammatizzazione fino al pathos della sofferenza, l’interiorizzazione delle forme, come una profonda sinfonia autobiagrafica, sensibilità mnestica, sospensione emotiva del verso poetico: soffrirà soltanto un cuore…, mentre l’altro se ne andrà…!, racconto completo sulla scena dell’immaginario…, ed anche meta-racconto più che azione o dolorazione esplicita. Intanto la scultura si è aperta, ha conquistato lo spazio plastico interno, il vuoto come parte integrante del pieno. Una modernità cui Garden ha sempre strizzato l’occhio a modelli e figure che richiamano Picasso, ovvero sfiorando la modernità di Henry Moore. L’allusività e mobilità organica di un Hans Arp, la semplice linearità di movimenti ideali ad essenza di un Alberto Viani, sono queste le proiezioni emergenti dell’elaborazione propriamente cinetica, di un generale ricercatore esploratore costruttivo, che ci riporta Pevsner, Gabo, Max Bil, l’ambiente e i suoi mascheramenti, il mondo della virtualità dei corpi, nelle apparizioni e dei movimenti, reso possibile dalle fertile intuitività, prima ancora che affacciarsi alle tecnologie. La tradizione scultorea classica ci insegna ad apprezzare la valenza artistica di una figurazione umana a partire dalle braccia e dalle mani, la bellezza longilinea ascendente, più emblematica di questo prolifico artista. Lo diceva Aristotele, il termine ultimo di questa rappresentazione di riflessione, di meditazione, di rielaborazione delle epifanie delle figurazioni interne, di luoghi di relazione e di luoghi del cuore, sono come spazio visibile, sia come spazio psicologico interiore. Con Francisco abbiamo sempre di più bisogno, apprezzandolo, di lentezza, di quiete, di esperienze e di percorsi semplici “lineari” essenziali. La sua scultura continua ad essere larghe sequenze di rivelazioni della natura nascosta del simbolo, della natura arcana onirica, lasciata emergere dagli strati più profondi dei sedimenti della psiche (anima), della memoria personale, e di quella collettiva, sollecitati da una coltivata cultura esplorativa delle ragioni del mito, delle proiezioni del sogno, delle origini e delle espansioni dei simboli, dei valori dei gesti, delle metafore delle forme e della materia. Il riferimento a Jungh è costante in questo collocarsi di Francisco tra, come si è detto, Martini, Viani e Wildt, tra le forme sospese nel tempo, disvelamento e tensione della sofferenza, aspirazioni e attese dell’anima. E poi l’invenzione poetica e narrativa che offre all’osservatore lo spazio pieno/vuoto, come sotto traccia del non detto, rivelativo dell’efficacia del simbolo, per cui è proprio la dicotomia pieno/vuoto a interloquire con l’osservazione, in un dialogo emblematico, ma tuttto esplicito, impresso dallo scultore, sulla valenza amorosa al tema, nella sua modernità. Questo, per montare lo spazio interno, tendere i tessuti di superficie, ovvero di adattarli a linguaggio di partecipazione all’analisi del dialogo e a elaborazioni psichiche della coscienza. Si che le figura sono sempre alla ricerca del ritmo plasticizzante di superficie, come sintesi di un’idea, capace di divenire sogno concreto tangibile, permanente universalizzazione dell’esistere, di infiniti esistendi possibili, spiegabili solo come una grande visione di ascolto del reale, nel geloso segreto della coscienza. Per questo egli è poeta della ricerca tridimensionale ricettiva nel dinamico sviluppo della coscienza che si affaccia sulla quarta dimensione. Ci sono rapporti di tenerezza, l’emozione, il tenersi per mano, il congiungersi d’animo, gli sfioramenti fino al toccamento in un gesto di completezza, i volti allungati e gli sguardi statici, i colori prevalentemente freddi o caldi, quale metafora del’attuale ambiente sociale in cui viviamo, trasfigurato, e ricerca intimista, la mancanza di socializzazione e di aggregazione, lo sbiadire della centralità umana della persona, l’antropocentrismo quale distacco dall realtà del nostro essenziale, l’esasperazione all’oggettivazione del dualismo degli opposti, la continua ricerca spirituale di ispirarsi a modelli umani, pongono Garden a un umanesimo di grande rivelazione creativa nel porsi al gesto d’amore, la consapevolezza dell’esistere e la fede in qualcosa di evidentemente indicibile, ma così forte di quel potere da conferire alle sue figure, un tratto sociale e voce per elevare una preghiera. Si scopre così che la scultura non è solo un evento esclusivamente plastico, bensì un linguaggio criptico più ampio possibile … Perchè è il fine che ci riconduce all’interno di noi stessi, come per il poeta sul bordo dell’insondabile, senza fare nessuna domanda, perchè là non c’è nessun interlocutore; c’è solo il silenzio meditativo, come il vuoto-zen, della coscienza : il pieno relativizzante l’oggettivo che appoggia sulla realtà : il vuoto mentale. Per la sensibilità di Francisco c’è la rivelativa luce dell’anima, l’archetipo della perfezione che affiora nel conscio…, nel contatto operativo con quella viva materia terrosa, essi sono sempre in forza di affinità in qualcosa che, forma, modello e contenuto dilatano la capacità dell’affrontare, di ‘sentire’, di cogliere i sentimenti normativi ed anche più semplci, l’attesa interiorizzazione della forma come nuovo archetipo, e il carattere raffinato della linginealità, quale essenziale scavo fino al midollo essenziale dell’anima come faceva Giacometti, e il racconto implicato. Una purezza lineare, in figure ideali simboliche, ma con irrinunciabili risonanze all’arte sensibile, interamente ispirata all’energia vitale della Natura naturans. In particolare allo spirito delle forme vegetali, sollecitazioni della continuità di amore, riflesso di ogni livello di vita. Le creazioni più soddisfacenti, per l’artista, figlio di quella generosa terra che ha arricchito i suoi archetipi di civiltà, custodendone le sacre memorie dei Bronzi di Riace, sono quelle che, come in Piero della Francesca e in Cézanne rimangono ineloquenti nella voce, senza urgenza di comunicare alcunchè, anche nei soggetti implicati a drammaticità. Infine, senza preoccupazione di stimolare col loro gesto e il loro aspetto su qualcosa da esprimere, è carattere della loro coscienza, piuttosto che sentimenti e intenzioni di un dato momento. Ci manifestano energia in potenzialità, piuttosto che in attività. Ci appagano. Anche nel ripetuto gesto di tensione nello spazio, e alla luce delle sculture, come magico risveglio dei sensi e dell’intelletto, e insieme dell’ispirazione profonda dell’animo interiore, nel mito della sua recente creazione : MEDUSA, movimento pneuma dell’animo, in conseguenza di un ascolto sottile di trascendenza nel mito pagano, che essa cerca e contempla una tensione arcaica, da cui ricreare la misura ‘classica’ e la realtà affiorante della leggenda. C’è un’eloquenza che invita a sostare rapiti nella meraviglia e nello stupore, a slargare, dilatare il tempo di attesa di un’inaspettata manifestazione del mito terrificante, che richiama al mito e nel quale si cela sempre il segreto del rapporto originario. E' la continuità di fisicità e psichismo. Una naturalezza, tra pensieri e idee, di esperienza dei sensi esterni e di quelli interni, di elaborazione intima e personale, sempre creativa. Ogni figura di Francisco diventa un percorso di contemplazione che fa tendere i tessuti di superficie o contrarre, di psicologia dello stato d’animo, acquisire alla matrice la forma che coniuga sogno e volume, linee e increspature, ed anche turgori, esterne ed interne. Così le figure del mito versano nell’immaginario dell’artefice, complice l’interiorizzazione, la traduzione manifesta nel gesto plastico, dello slancio vitale. Slancio che conquista evidenza di vita trasmessa poi per induzione sulla mente delll’osservatore, nello spazio senza clamori, ma come armonia che viene dall’energia interna della materia stessa. Ogni opera che lo occupa, è un continuo ripensamento del suo essere nel tempo, con un ritmo che non è del tempo; la sua è una antica civiltà del plasmare, grazie all’incontro di un amico originario del Brasile, Jorge Nunes, scopre l’arte della metafisica che antepone al ritmo onirico del contemplare, al fare, che attestato nel sogno visionario, scopre nella modernità del gesto, un’inattualità fondata sull’istintività, mobilissima negli stili differenti, nelle forme più sinuose e dolci ispirate dall’amore, del suo bisogno di liberare nuovi concetti, di divenire sogni concreti, tangibili, permanenti universalizzazioni dell’esistere, di infiniti esistendi possibili, spiegabili solo

con una grande capacità di visione e di ascolto del reale univoco, geloso segreto della coscienza. Non in collocazioni dell’essere che nella pluralità troverebbe la loro negazione.

Francisco Garden cresciuto agli studi superiori laurendosi in D.A.M.S. con indirizzo multimediale ha saputo trovare i modi tecnici, e l’ideale e platonica intenzionalità di una buona levigata purificazione delle forme, fuori dal contingente e dal peso inutilmente mondano, disturbante del particolare materiale, la terracotta. L’artista nel suo contesto naturalistico onirico, tra cielo e terra, acqua e etere, sogno di immersione panica e fisica alla Natura incontaminata, all’evocazione utopica per la ragione,quanto possibile , quando il sogno non si vuole sottomettere ad essa, diventando una realtà sommata, di fronte alla quale lo scultore chiede, pretende questa compiutezza formale esplicita, e tutta rivelata, di fronte allo spazio di mistero. E quindi all’inconscio nell’affioramento dalla emulsione del subconscio.

 

 


Francisco Garden

 

La scultura degli stati d’animo”

di Pino Piragine

L’opera scultorea di Francisco Garden prevede da una parte la demistificazione del concetto di “bello” – inteso come sedicente scrigno di verità -, e dall’altra la consapevolezza che l’infinita possibilità di rappresentare il suo stato d’animo è una fondamentale testimonianza dell’esistenza dell’uomo. La figura umana diviene per il l’artista il soggetto ideale non solo di una ricerca estetica, ma anche di una rielaborazione speculativa e intellettuale. Il corpo viene sventrato, deriso, oltraggiato, amputato: un atto antieroico di umiliazione e primitivizzazione del senso,del reale e della vita. L’artista, giunto a questa temporanea sospensione della forma, rivolge al corpus un significato di presenza quasi scenica, teatrale: chiazze bicromatiche (bronzo-oro) le quali mettono in luce le parti sporgenti ed in ombra le parti rientranti , che procurano un’altra pelle al soggetto raffigurato, una nuova maschera, un nuovo abito. L’agire artistico di Garden manifesta il collegamento alla natura, spesso richiama la pianta di ulivo che si contorce e dalla quale fuoriesce la scultura a tutto tondo maschile o femminile che si erge, si torce, si inclina si deforma ma con la stessa energia si dirige verso il cielo quasi a ricercare per poi raggiungere una dimensione ed un collegamento di un essere superiore che lega cielo a terra, il tutto levando e aggiungendo massa fino al raggiungimento dell’annullamento dell’anima e del corpo, della carne del mondo. La banalità e la quotidianità degli atti psicofisici dell’uomo vengono esaltate e cancellate, sollecitate e desiderate. L’opera dell’artista è un processo creativo di genesi dionisiaca di colori e materie, di vuoti e di pieni ,di massa e volteggi i quali trovano forme incompiute nell’impatto con lo spazio nel tempo, mediante esistenze tragiche ed enigmi interiori irrisolti. L’individualità di ogni corpo (anche se spesso l’artista combina sculture a più busti) decanta la propria solitudine e il proprio dramma attraverso la propria carnalità e presenza lacerata, mettendo in evidenza le tante possibilità di sentirsi vivi nella realtà, ma soli in mezzo ad un mondo che spesso toglie all’uomo anche la propria identità. E’ energia pura e intuitiva la scultura di Francisco, nasce da un blocco modellante come l’argilla la quale, prima spinta, sospinta, portata verso l’alto al limite ultimo di verità, d’una propria interna verità, stilistica o poetica; nasce dallo spazio informe d’una materia espressiva- la terracotta in primo luogo sentita come elemento originario per sua natura primigenia- che come la scultura si espande a contatto con il mondo dell’artista, si nutre dell’esperienza intrinseca del medesimo, è plasmata dai suoi sensi fino a quando riesce a rielaborarsi in una forma compiuta e leggera.
Si dà, come la creazione per ogni grande scultura, di un’ “immagine primaria” plasmata dal fondo della sua propria massa sensibile, definita dal rigore d’un preciso ordine plastico e, capace, tuttavia, ancora da quella sua originaria oscurità di “parlarci d’anima”. 
Dall’altro, appaiono ugualmente importanti le suggestioni che arrivano dalle sperimentazioni futuriste, soprattutto nei valori plastici di dinamismo, in Boccioni l’esplorazione delle forme in movimento nello spazio, delle forze centripete o centrifughe in atto nella composizione scultorea, infine il rifiuto della tradizione e l’ispirazione proveniente da valori e immagini dalla modernità in atto. Le “creature” di Francisco Garden scaturite dal suo “amore per la terracotta” mettono in evidenza come ogni soggetto deve essere riportato al suo valore ancestrale di “creatura”, primaria, incarnata, abitata d’anima, cioè del respiro di vita come d’una qualità del vivente, infine scaturire dall’incontro o meglio dall’esperienza interiore la comunicazione viva all’osservatore. E’ “creatura” perché aderendo profondamente alla materia impura e densa di vita dell’umano nella sua intensità quanto nella sua manchevolezza resti attraversata da una qualità d’anima che deve trasmettersi attraverso la terracotta nel lavoro scultoreo. La funzione dell’artista non sarebbe altro, infine secondo il sottoscritto che “purificare una passione, distruggere una materia e portarla a Dio”, dunque trasformare senza sosta attraverso la subitaneità che Francisco impiega per il suo lavoro scultoreo. Nelle sue opere risalta il carattere melodico della sua linee, la sensualità sottile con cui sono guardate le figure che possiedono insieme la grazia e la leggerezza della venatura ironica che le connotano nella piena naturalezza delle loro forme. La piena luce meridiana nel sole della creta che le raccoglie, crea un riverbero delle figure per intero, non mancanti di parti, fondamentali. I tratti del viso ovale ,spesso assente in quasi tutte le opere della serie composta dove, spesso la bellezza dell’essere è deturpata dall’assenza delle arti superiori ,le quali bloccano lo slancio e la verticalità delle figure a tutto tondo. Una caratteristica delle opere di Francisco è la diversa comunicazione che i soggetti danno allo spettatore, a secondo del punto di vista. La parte frontale spesso diventa componente dell’opera ma non determinante nel linguaggio artistico complesso della stessa, per questo l’opera scultorea va scoperta ed esaminata in tutte le sue sfaccettature. Tutte le figura sono imprigionate in questo vortice o forza centrifuga portando dall’interno verso l’esterno del corpo in un disordine atemporale o moto aspirante che conduce verso il sublime. Esiste forse solo in questo vorticare d’energia intorno al suo centro dove ,punto focale resta il busto della sagoma scolpito in una sola o più forme con addosso un velo spesso sinuoso il quale si mimetizza con le ali quasi sempre presenti nelle opere di Francisco, le quali vanno a compensare quella mancata forza della natura che sono le braccia. Le ali, elementi fondamentali che ci fanno ricordare il travaglio interiore dell’artista nel legame sicuro sulla terra, mediante l’austero tronco veniato e nodoso di un albero secolare attaccato profondamente da radici sicure, e lo snellimento di queste figure eteree che mediante le ali, spesso confuse dal volteggio delle vesti, cercano con tutta forza di raggiungere l’infinito. Questo moto vorticante che le porta in alto, fuori di sé, l’ascesi, infine, al sublime, rendono qui la creta materia viva, espressiva dell’anima di Francisco Garden


Francisco Garden:

 

Dove non esitano gli angeli”

 

di Margherita Lollini

 

Dove esitano gli angeli”. Recita esattamente questo il titolo di un’opera che in molti studiosi guardano come una sorta di testamento generalizzato lasciato da un grande personaggio, un pensatore che ha lavorato tra i mondi attigui dell’antropologia, della sociologia e della psicologia. Con questa espressione così essenziale e densa di saggezza, anche, Gregory Bateson infatti alludeva in qualche modo ad un’identità fra Mente e Natura che coincideva con una verità che non poteva da lui non essere ravvisata come la religione o, in qualche modo, la dimensione integrale dell’esperienza che chiamava, appunto, “sacro”.

Il sacro: che cosa rappresenta, come si vede, in quali modi si può incontrare? Dove, soprattutto? Se per sacro si intende, come Bateson sosteneva, lo “scheletro della verità”, allora possiamo sperimentarlo ogni volta che la coscienza acquisisce una profondità più ampia, ogni volta che qualcosa di esteriore si salda e reca in sé una nuova e ulteriore consapevolezza interiore.

In questa accezione, le opere di Francisco Garden ci offrono la possibilità di intraprendere questo percorso quasi spirituale di progressione verso un’idea di quella che è la figura umana: e questo, soltanto a guardare le sue sculture. Stilizzazione ed essenzialità di linea, fluidità eppure definizione del volume, solidità nell’affusolarsi continuo delle superfici: uno, due, tre corpi si manifestano in un divenire reciproco, sembra, quasi nascendo gli uni dagli altri o accorpandosi seppure in una scala dimensionale. La luce colpisce la materia, il bronzo, e ne esalta i movimenti che sembra quasi assumere, mentre percorriamo con lo sguardo l’interezza della scultura.

Così, si accresce quella conoscenza della figura, si rende consapevolezza alla propria idea di corpo, di uomo, di persona, emerge una sembianza condivisa e riconoscibile. Così, l’atto del guardare si avvicina ad un’identificazione che altro non può essere che significazione ossia apprendimento di senso.

Una circolarità di messaggi, quindi, che viene da metadimensioni altre e giunge a quella terrena. Intuizioni, sacralità inviate e recepite, foreste di simboli, interpretazioni. Il titolo che l'autore ha voluto assegnare alle sue sculture è stato Atto di dolore, il mio presente, la mia morte, Medjugorje figli miei. Ed anche a noi una riflessione comincia a crescere mentre assorti siamo a contemplare un mistero inesplicabile: quello che si cela nel sacro e nel bello.

 


Rivelazioni:

Il senso intuito di Francisco Garden

di Margherita Lollini

Le rivelazioni avvengono nelle forme che non ci aspettiamo, e per questo, sono messaggi che ci sorprendono, spesso, soprattutto quando sono intense, soprattutto quando colgono l’essenza di quello che vorremmo lasciarci dire.

Proprio così: l’arte non solo ci parla, ma è una questione di attesa. Anche noi attendiamo ci parli. Cerchiamo di avere risposte, quelle che noi – da soli – non possiamo darci, né possiamo dirci: che senso ha la vita, l’esistere, l’essere. Quando abbiamo capito che non possiamo stare senza risposte, allora il nostro compito diventa andare a cercarle nel modo e nel luogo più giusto.

Potete compiere la vostra ricerca attingendo alle fonti del bello: potete trovare nell’intuizione una forma giusta per riconoscere quella verità che aspettavate. A noi spetta ascoltare: una volta individuata la sorgente del discorso sul senso, bisogna interpretare il segno. Farci strada nel significato e captare tutto il rintracciabile.

Quasi sempre il senso ha una forma: quasi sempre il senso risiede in una forma. Quella dell'arte.

Per Francisco Garden dare forma è questione primaria: ciò che è plasmato, formato, concluso, modellato è il tramite in cui possiamo tradurre questa opera di rinvenimento. Sono forme snelle, sono volumi sinuosi, sono figure raffinate. Lo slancio verso l’alto, l’appartenenza ed insieme l'essere in tensione verso altro: questo fa delle sculture di Francisco delle creature terrigene e superne, sospese tra due dimensioni, portati simbolici tra due mondi, metafore compiute o ancora da compiersi, ponti di significato.

La scultura per Francisco non può che essere un disvelare e recare messaggi: per lo più arcani, indecifrabili o indecifrati; e per lo più intrisi di una spiritualità plurivalente, che abbraccia la moltitudine delle forme della religiosità, da quella cristiana a quella pagana, colmando tutto l'ampio spettro del mistero del divino. Ufficialità di fede sfuggita o ritrovata: ciò che importa è l'autenticità, tuttavia.

Le cifre della forma sono abitate dal senso ed il senso è insieme il portato a cui si tende senza potere giungervi: questa è spirititualità, questo mistero inscritto nella materia, quella che Francisco accomoda e rende somigliante ad una rappresentazione olistica del cosmo.

Le sculture: possiamo leggerle, al pari di un libro, e riconoscere nei volti altri volti, nei corpi altri corpi. Questa è la legge dei simboli, la sintassi della figura. La dea, o Grande Madre, al centro, a nutrimento anche concettuale delle successive sculture che le si annodano intorno: disposte come fossero i rami (o le radici, piuttosto?) di un albero, quello di Matusalemme. La cui età stentiamo a ricordare, le cui ere riepilogano la memoria simbolico-antropologica della nostra Terra. E proprio la Terra, insieme agli altri elementi acqua, fuoco, aria, sviluppa intorno alle sculture la danza della vita. Vita, morte, nascita. Amore. Il concerto mai attenuato di un ciclo eternamente ripetuto. Cadenzato nei secoli.

Ma la tensione, ma il movimento, ma il divenire che scorre sulle sculture di Francisco: la rivelazione non è mai interamente compiuta, la cifra non è mai del tutto chiara. Questa inquietudine rimanda all'elemento gotico, questa ricerca avviata eppure - tuttavia - irrisolta.

Tutto scorre, e mentre scorre, la nostra risposta di senso continua a latitare. E si sente. In questo tormento, si raccoglie forse l'apice della bellezza delle opere di Francisco.

 

In silenzio, ascoltiamo e guardiamo questa dichiarazione di una rivelazione che tarda ad arrivare. Ma che si realizza, tuttavia, nell'intuizione della dimensione spirituale. Nella forma che è già, da sola, “senso”. 


Francisco Garden

 Scultura "Respiro"

 

Paolo Levi

Costruttivo plasico di un maestro di indubbio talento che nulla lascia al caso,

Sia a livello compositivo che a livello

Costrutto immaginifico, l’utilizzo della

materia antica della terracotta rappresenta in chiave simbolica l’essenza

S p i r i t u a l e  d e l  m e s s a g g i o .

 

Stefania Bison

Il titolo dell’opera in oggetto, rivela

Poeticamente il contenuto realizzato

Magicamente in chiave figurativa

d’ambito surrealista. L’abile scultore

dona all’esecuzione un valore

Cromatico aggiunto, arricchendola

terracotta Di un’accorta patinatura

bronzea

Sandro Serrandifalco

Anche un’opera statica e apparentemente

priva di qualsiasi slancio dinamico, può

trasmettere sensazioni forti e incantare

l’istante.

Respiro è un opera che libera, che dona

aria dopo un terribile senso di

soffocamento, che libera il petto dal peso

del dolore. E’ un’opera che mira verso l’alto,

metaforicamente parlando e non.

Un groviglio di corpi che si tendono verso

un’immaginaria superficie sono la

dimostrazione di come il maestro

Francisco Garden riesca ad evocare un

sentimento di forte coinvolgimento, oltre

a dare prova della forte consapevolezza

artistica e tecnica che possiede.

 

Salvature Russo

Il materiale di partenza richiama i

rudimenti della scultura, ma la

lavorazione esterna di patina di bronzo,

rende la composizione suggestiva e

particolare. I riflessi metallici delicati del

bronzo si fondono con la base opaca e

porosa di terracotta, quasi invisibile

oramai. Le figure sono morbide e l’abilità

realizzativa di Garden sfocia in tutta la

sua forza in ogni dettaglio di questa

scultura così emblematica e misteriosa.

 

 

Scultura pubblicata nel volume
“Eccellenze sguardi sulla scultura italiana contemporanea"
  

 


Francisco Garden

 

Eden

 

 di Marco Grilli

Storia, leggenda, credenza, culto ma anche bellezza, purezza e sensazionalità: così si può descrivere l’Eden di Francisco Garden che propone una scultura unica nel suo genere, capace di sfidare le leggi umane plasmando la materia a propria immagine e somiglianza, creando figure sinuose e allungate, che sembrano danzare verso l’alto, nell’infinito vortice del tempo e dello spazio. Qui tutto si concentra su di un piccolo punto di colore, un oggetto anzi un frutto da cui tutto ha avuto fine e inizio, dove la vita dell’uomo da celeste, pura e ultraterrena si è fatta carne, si è fatta tangibile, si è fatta peccatrice. La mela che l’uomo e la donna tengono stretta tra le loro mani è tinta di rosso, un colore caro ai sentimenti, alle emozioni umane, all’amore terreno ma anche alla passione e al sacrificio del Figlio fattosi Uomo per la salvezza dell’Umanità. Ed ecco Garden raffigurare l’uomo e la donna che con un braccio sembrano aggrapparsi all’Altissimo nella speranza di riceverne il perdono, ma con le gambe ormai terrene che si fondono con il suolo, ancorando ogni loro speranza a questo nuovo “universo”, rilegandoli nel mondo degli uomini (e non più delle anime) come simbolo della giustizia divina che condanna i peccatori a questo tremendo supplizio. Solo il Battesimo, simbolo dell’iniziazione del neonato alla vita Cristiana, può liberare l’essere umano dal peccato originale, facendogli vivere questa vita terrena nella speranza di una più gloriosa ed eterna esistenza trascendentale. Francisco Garden ha saputo ben cogliere questo concetto tanto ancestrale quanto contemporaneo, riproponendone i tratti salienti nella leggera possanza del tratto volumetrico dell’opera, dove linee, forme e figure sembrano danzare in uno spazio senza tempo, dominato solo dalla bellezza della creazione artistica dell’umano ingegno. 


Francisco Garden

GRAFFITI Heart

di Stefania Marci

Si propone nella versione pittorica un poliedrico Garden che con pastelli  riesce ad animare immagini, i cui disegni sono tratti di  sentimenti che segnano il cuore; è una quasi incisione sanguigna, affinché restino tracce di memoria che possano condurre l’essere umano nella ricerca della sua più profonda essenza.
Nei corpi messi a nudo, così ・  gli sguardi abbassati trascinano in un percorso di sofferenza e di chiusura nel
proprio io”, mentre con gli sguardi marcati nelle folle che si fanno caos, si fa presente il senso della solitudine generata dall'impotenza.
Non mancano di sprigionarsi dai suoi pastelli note di speranza, regalate da giovani volti che guardano il domani e l'artista riesce col suo tratto persino a raffigurare un atteggiamento di ascolto particolarmente attento, quasi a volerne fare tesoro, di parole dette da un corvo che,fungendo da oracolo, come nel romanzo di Edgar Allan Poe, ripete  “mai più”.


Francisco Garden

 

Cav.Casimiro Dell'arco Talarico

Da questa importante e finemente elaborata scultura, emerge la maestranza artistica di Francesco Bosco,in arte Francisco Garden. Grandezza creativa e tecnica di qualità fanno percepire ai fruitori delle sue performance il suo messaggio in un racconto artistico finemente elaborato. L’artista indirizza motivi ispiratori in una ingegnosa operatività scultorea, dando forme percettibili agli ideali, ai valori spirituali, agli stimoli del suo ego artistico, egli ci propone sculture di personaggi a volte anche fantasiosi raffigurati in semplici forme molto suggestive, personaggi, realizzazioni multiformi che sono attraversate da un alone idilliaco che scaturisce da quella vena artistica che si cela dentro l’artista stesso. Francesco Bosco è dunque testimonianza di quegli artisti che con notevole capacità e tecnica operativa, riescono a stabilire un unico rapporto con la materia che plasmano e modellano con una tale manualità da riempirla di magica espressione artistica. FRANCISCO Garden (nella vita Francesco Bosco), è nato a Cosenza nel 1977 artista a tutto tondo, si diploma presso l'Istituto d'Arte di Castrovillari e prosegue gli studi laureandosi in D.A.M.S. Con indirizzo Multimediale, riceve il diploma di maturità d’arte applicata sezione oreficeria e quello di maestro d’arte conferitogli dall’ Istituto statale d’arte di Castrovillari. Ha tenuto mostre personali a San Lorenzo del Vallo (CS), Spezzano Albanese (CS), Poggio A Caiano,Carmignano (PO), Capraia Fiorentina (FI),ottenendo premi e riconoscimenti di rilievo, prendendo parte a numerose rassegne artistico/culturali sul territorio nazionale tra le quali: 2014 - Collettiva Ass. Culturale Picard – Trebisacce (CS), 2015 - International Contemporary Art EXPOMI 2015 -Trezzo sull'Adda (Milano) 2016 - Collettiva Associazione Artincontri - San Lorenzo del Vallo (CS) Calabria 2016 - Collettiva Premio Costiera arte città di Maiori (SA) 2016 - Collettiva d'arte Torano Notte/Giorno – Carrara - 2016 - "Fiera del libro" organizzazione 'Amministrazione comunale di San Lorenzo del Vallo (CS) 2016 – Partecipa al concorso “La quadrata” Galleria d'arte il Melograno , classificandosi al secondo posto con la scultura: ”La mia vanità” – Livorno (LI) Hanno scritto di Lui con dovizia critici e storici d’arte di indiscussa professionalità; quali: Alfredo Pasolino - Pino Piragine - Margherita Lollini - Stefania Marci - Paolo Levi - Stefania Bison - Sandro Serrandifalco - Salvarore Russo – Marco Grilli – Giorgio Grasso - Bibliografia essenziale: 2014/15 - Catalogo "Dalla terra"critiche a cura di Alfredo Pasolino, Pino Piragine e Margherita Lollini. 2015 /16- ASS. EA EDITORE - Scultura Opera "RESPIRO" Pubblicazione Volume "ECCELLENZE. 2015 /16- International Contemporary Art scultura pubblicata "LA MIA MORTE" a cura di Giorgio Grasso. 2015/16 - Catalogo "Trilogy" Critiche a cura di Alfredo Pasolino 2016/17 - Catalogo "Eden" Presentazione a cura di Marco Grilli 2016/17 - Catalogo "Tra cielo e terra" Critiche a cura di Stefania Marci 2016/17 - Catalogo Bipersonale "sogni e radici dell'anima"Presentazione a cura di Marco Grilli 2016/17 - Catalogo "Graffiti heart" Presentazione a cura di Stefania Marci “Eden” Terra cotta patinata in bronzo.


Francisco Garden

di Francesca Mezzatesta

 

Oceani dell' anima spaziano oltre il limite nelle dimensioni dell'unicum un amore che all' infinito l'artista Francesco Bosco descrive poeticamente in termini pittorici. Un susseguirsi di piani rappresentano come in un pentagramma cromatico come note euritmiche una polifonia di scambi d'amore. In primo piano una penna di corvo vicina a un foglio bianco ricco di spazi eburnei desideranti di storie per cui narrare sulla destra riflette il suo amore per la scultura e la tendenza a un plasticismo perenne trasposto anche in pittura nelle due statuine della copia di amanti abbracciata all' interno conclusus del loro "giardino sacro e profumato" come deita' d'elefante alcuni tantra della loro energia. Un insieme di simbologie che rimandano anche ai ruderi delle antiche stampe che celebravano il sublime e che in pittura rimandano ad una ricerca di infinito. L'artista nella sua completezza tra pittura e scultura in quest'ultima produzione si avvale di una tecnica piu' realistica che in pittura aveva già lasciato ergere strutture compositi incidono forme e rivelano loquaci espressività e sentimenti. L'artista calabrese già attraverso l'eleganza raffinata della materia danzante nelle figure scultoree espone con chiarezza consapevolezza tecnica e originalità stilistica.

 


Bosco Francesco (Francisco Garden)

Dall'album "BORDER ART"

A cura di Matteo (Criticodarte)

 

La ricerca di Francesco Bosco in arte Francisco Garden sembra fondere in sé, la sapienza dei maestri dell' impressionismo per il segno-gesto pittorico sicuro, deciso, rumoroso, affiancata ad una ricerca del tutto nuova e contemporanea del colore e del movimento. I lavori pittorici del Bosco ,presentano dietro volti quasi invisibili , perché cancellati e rinnegati dallo stesso autore, una società liquida, una società corrosa, fragile! il tutto evidenzato della predominanza ad utilizzare il colore rosso. Da una prima analisi, i lavori di Francesco vogliono essere per i fruitori non un semplice quadro di abbellimento, ma piuttosto ricerca di identità in una società materialista ed individualista, in cui il concetto - contatto con il prossimo è completamente sparito.Tecnicamente, le opere sia pittoriche che scultore di Bosco sono per gli astanti viaggi verso l'ignoto, verso mete indefinite per lo spettatore, che attraverso il forte dinamismo che le caratterizzano proiettano l' essere verso un mondo (forse quello sognato dall'artista ) puro.


LA PITTURA DI FRANCESCO BOSCO
(IN ARTE FRANCISCO GARDEN)

Prof Mario Bosco

 

Molti si sono occupati della scultura di Francesco Bosco, pochi della pittura che pure rappresenta la manifestazione più adeguata della sua intima essenza. La pittura di Francesco si caratterizza,non per la semplicità di lettura, come in altri pittori per cui al primo sguardo si capisce già il soggetto
dipinto, ma per la ricerca introspettiva ed il travaglio che l’artista avverte nel momento realizzativo
dell’opera.Sì perché l’opera d’arte è sempre il frutto di un travaglio più o menolungo, di una lotta
titanica dell’artista con se stesso che si può risolvere con la rappresentazione dei propri sentimenti
tradotti nelle più disparate forme. Come l’ES freudiano determina il caos dentro di noi, ma non
riesce a manifestarsi nella sua vera natura perche sconvolgerebbe la realtà, ma si manifesta
attraverso il sogno, che mitiga l’istintività dell’ES, allo stesso modo l’espressione artistica diventa
lo strumento attraverso cui quel grande groviglio che è in noi si dipana e si rappresenta come opera
d’arte nelle più svariate forme che possono essere pittoriche, scultoriche, poetiche. Il travaglio
interiore che lo porta a rappresentare la realtà vistaattraverso la lente del sentimento che non può
essere fenomenica, come direbbe Kant, ma noumenica, vista dal di dentro. La pittura di Garden,
come si fa chiamare in arte, esprime questo groviglio interiore che lo porta a rappresentare le figure non nella loro naturalezza come se fosse una fotografia, ma nella forma più consona alla tempesta interiore. Allora per spiegare la realtà non servono immagini nitide come quelle fotografiche ma serve l’imput da dare all’osservatore per rielaborare nel suo intimo le vere essenze delle cose come nella sezione
“PAESAGGIO DI-STRATTO”, che apre il percorso della sua personale, in cui pochi colpi di spatola e l’uso accurato dei colori (azzurro simboleggiante l’immensità del divino, il rosso simbolo dell’amore ed il verde simbolo della speranza) consente al visitatore di immergersi nella natura e penetrarla nelle più recondite pieghe. Anche la seconda sezione “THE CIRCUS” è caratterizzata dall’uso sapiente del colore, prevalentemente bicromatico che serve a sottolineare la drammaticità espressiva dei personaggi, non reali ma immaginari, assorti nei loro angosciosi pensieri sulla vita e sulla morte, sull’attimo e sull’eterno, sul finito e l’infinito La rappresentazione della realtà profonda nella sezione “ONCE UPON A TIME” si serve del simbolismo esoterico dove le figure di animali acquistano un significato particolare, come il corvo che nella religione celtica era raffigurato in compagnia di Odino e rappresentava l’augurio di guerre o di morte; il gatto che nell’antico Egitto era venerato perchè a guardia del mondo impedendo al pitone di distruggerlo.
Il poeta non deve descrivere la realtà, ma coglie e trasmette le impressioni più vaghe e indefinite,
suggerisce emozioni e stati d'animo, penetra l'intima essenza delle cose, scriveva Baudelaire in una
sorta di manifesto del Simbolismo, che in pittura Francesco interpreta nel suo vero senso, il pittore
si fa tale mediante un lungo e immenso disordine di tutti i sensi. E se i sensi si trovano in questo
grande groviglio di disordine non ci può essere razionalità che li organizza e li domina. Il percorso
artistico di Francesco è costellato da infinitesimi attimi che colgono la realtà nelle sue diverse
manifestazioni come tanti fotogrammi che compongono la pellicola. Pertanto passiamo da una
sezione ad un’altra come se percorressimo una lunga autostrada ai cui lati si snodano paesaggi
sempre diversi e inaspettati. In
LETTERA DI-STRATTA l'artista vuole manifestare il suo
completo distacco dalla realtà quasi fosse in estasi lasciandosi trasportare dal simbolismo e
dall'istindo primordiale (l'amore) attraverso contrasti di colori e simboli orientali...
La rassegna conclude il suo percorso con la sezione
“EROTICA” che non vuol essere un inno
all’amore come solevano fare i pittori rinascimentali, ma un’interpretazione direi quasi metafisica
del sesso. Se i pittori rinascimentali, seguendo le teorie di Platone pensavano che l'uomo spinto
dall'amore poteva elevarsi dal regno inferiore della materia a quello superiore dello spirito per cui
rappresentavano l’amore nella forma pure come Venere e le tre grazie di Botticelli, Francesco vuole
rappresentare l’amore come il risultato di una ricerca introspettiva per cui non importa la bella
forma ma il contenuto onirico che in ognuno di noi si manifesta nelle diverse ossessioni personali.
 


Writers capital italy

 

Critica a cura di Pasquale Solano

 

L'arte del Pittore Francesco Bosco da Cosenza, puo' essere scissa in varie discipline.L'artista ha
una visione propria e particolare nel creare le sue opere, in quanto si diletta con una sua ottica
cromatica finemente espansiva, secondo dei parametri manieristici attitudinali, rispettoso del
filone dell'astrattismo contemporaneo o post-moderno, per cui ogni suo dipinto, è proveniente
da un sistematico progetto o idea, che abbraccia allegoricamente l'universo della colore,
talvolta anche nella sua metrica. Le sue opere,sono in grado se esposte, di ravvivare qualsiasi
ambiente, dando concretamente anima.alle pareti,sulle quali sono presenti. Dipingendo talvolta
la paesaggistica, si assenta pittoricamente parlando, dai comuni parametri che impongono la
cosiddetta verità pittorica, ossia l'accostamento alla realtà vera e propria, nel suo
realismo,anche se l'iconografia non risulta deformata,in quanto gli accostamenti sono
visibilissimi e certificano l'iconografia totale del soggetto rappresentato. Il suo e' un mondo di
colori, che giostra sulla fantasia, talvolta con una semplicità infantile ( La verità), per poi
eclissarsi in una dinamica, che appare come una sferzata di alludente energia pittorica, non
tralasciando pero' l'armoniosità delle campiture, nelle varie tonalità che risultano in perfetta
simbiosi, sostenendosi a vicenda- A volte una sua opera è la continuazione di quella precedente,
che annuncia la successiva, completando cosi' il concetto iniziale e profondo,di ciò che il "
Bosco" , ha voluto rappresentare. I suoi dipinti sono gioia, allegria , invasiva allegoria per gli
occhi, con una corposità completa, anche se offre una vaga sensazione di plasticizzazione, che
poi se andiamo vedendo non riassume una realtà ben definita, al che l'Osservatore libera la
propria fantasia, inoltrandosi in un fantastico viaggio cromatico, dagli aspetti accennatamente
surrealistici.Questo per quanto riguarda l'arte pittorica. Ora analizziamo insieme un'altra sua
disciplina, che è la scultura- Rifacendosi' ad un criterio di classicismo, tenta la via della
modernizzazione e lasciatemelo dire, con ottimi risultati. Infatti da quel grande Modellatore che
è, crea dei tutto-tondi, perfettamente adattabili ad un'età riferita al passato, però alimentandoli
di un'anima moderna, per cui oltre l'opera medesima, che l'occhio può vedere da qualsiasi
angolazione (per questo parlo di tutto-tondo) ,la scultura bella e finita, può essere collocata
come souvenir o soprammobile. Il nostro Artista infine impreziosisce l'apparenza, tramite una
tecnica particolare, con quel tocco di antico che non guasta mai, il che svolge un'azione
d'effetto determinante,che possono solo percepire i veri Cultori dell'arte:
  


THE CIRCUS

a cura di Massimiliano Porro

Mettere in scena ogni giorno un atto diverso della propria vita, dovendo necessariamente esibirsi in qualunque situazione. Lo spettacolo ha inizio e il Circo di Francesco Bosco presenta una serie di forme e situazioni che si sviluppano in molteplici racconti. Il segno graffiante, brutale e cromaticamente dissonante gioca un ruolo fondamentale poiché non si vuole fermare al semplice dato visivo. Vuole scavare in profondità facendo emergere il lato nascosto dietro le maschere. Il giorno e la notte si mescolano rivelando turbamenti sinistri, malinconici presagi e ricordi agrodolci che lacrimano come ferite dalla tela. Giorno e notte si intrecciano, scanditi dai fremiti dei protagonisti che lasciano trasparire debolezze, fatiche e ansie. In questo immaginario che nulla ha di fiabesco, il pittore lascia che l’osservatore sfogli le pagine creando un’interazione diretta con esso. È alla ricerca della sensibilità primordiale contenuta in ognuno di noi. Accantona le inibizioni per rivelare stati d’animo che fanno parte dell’essere umano. Si serve della metafora circense dischiudendo ritmi tribali per raggiungere l’ombelico del mondo. Ecco allora che ognuna di queste illustrazioni è scrigno che rivela gli oscuri meandri dell’esistenza. Una riflessione acuta che passa attraverso Pierrot, Acrobati, Danze, Gufi e Corvi come genealogia di situazioni espressive intense. Eros e thanatos vivono intrisi negli sguardi dei protagonisti e il linguaggio pittorico di Francesco scaraventa sulla tela echi ancestrali. Una sensazione di solitudine accompagna così queste originali rappresentazioni ricordando le parole di Giuseppe Ungaretti: Mi tengo a quest’albero mutilato / Abbandonato in questa dolina / Che ha il languore / Di un circo / Prima o dopo lo spettacolo / E guardo / Il passaggio quieto / Delle nuvole sulla luna.