Urban Jazz

Presentazione a cura di Alessandro Pili

Testi e opere Francisco Garden

Grafica a cura di Francisco Garden

Traduzione testi a cura di Alexander Paradiso Zfg


Urban jazz è un progetto dell’artista scultore e pittore Francesco Bosco in arte Francisco Garden. L’opera, che si potrebbe definire in termini musicali una “suit o bolero in chiave jazz”, rende visibile tramite la pittura e quasi tangibile attraverso le canzoni un aspetto che può, in un modo o nell’altro, coinvolgere un qualsiasi individuo: l’amore e la sua conseguente passione legata a situazioni che possono essere brutali, inquietanti da creare condizioni esistenziali al limite della sopportazione umana e dagli epiloghi, ancora più drammatici, spesso di speranza di morte, ricercata come unico strumento e mezzo risolutivo per la liberazione da un incubo con il suo tormento, ma anche di dolcezza, ricerca di felicità ed equilibrio interiore.

Le composizioni pittoriche descrivono e rendono visivi in maniera grafico/pittorico il concetto di amore e passione in molte sue sfumature, belle e brutte. Francesco “compone” applicando tempi dinamici diversi fra loro. Il termine “compone” è perfetto, poiché la percezione visiva finale dell’opera sul supporto è paragonabile a uno spartito musicale, per la precisione jazz, in cui c’è un ritmo variegato, ora calmo, poi energico, incalzante, calmo di nuovo. Le composizioni descrivono e raccontano trame con l’utilizzo esclusivo del bianco e nero, molto simboliche e di notevole impatto visivo, apparentemente di getto, in momenti di rabbia e di istinto irrazionali, sicuramente è così, ma il risultato è sorprendentemente matematico, ragionato, logico come un solfeggio e uno storyboard visivo in cui sono presenti un inizio e una fine di una storia.

 

In questo progetto pittorico/musicale/letterario, Francesco trae ispirazione sicuramente dal cosiddetto “Maledettismo”, dando un’impronta personalissima all’opera e adattando il concetto a una condizione e situazione vissuta oggi. La descrizione pittorica e letteraria, cruenta e violenta rende perfettamente l’idea del “maledetto” creando uno scenario energico e sincero capace di trasmettere sensazioni di ansia, rabbia, dolore, delusione, violenza psicologica, per concludersi però con la speranza e la voglia di trovare quiete serena. Al pari di grandi musicisti jazz “maledetti” che hanno sofferto tanto, per citarne qualcuno, Massimo Urbani, Charlie Parker e la grande Billye Holiday, ma che sono riusciti a regalare la perfezione estetica intrisa di emozioni di ogni genere attraverso la loro musica, Francesco realizza alla perfezione uno spaccato esistenziale di altrettanta qualità estetica, di ricerca visiva capace di trasmettere emozioni e meritevole di attenzione dagli spettatori.